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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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"La pittura di Franco Santamaria"
Paolo Ragni

 

La pittura di Franco Santamaria non è una pittura di facile comprensione, non è una pittura accattivante di immediato richiamo, come, ad esempio, la paesaggistica e la figurativa tradizionale. Del resto, sui motivi della sua scelta di privilegiare alcuni generi e ignorarne altri Santamaria è chiarissimo nel suo “introito” di presentazione al suo sito.
La pittura di Santamaria richiede sensibilità e attenzione.
Ci si può avvicinare ad essa solo se, abbandonata ogni superficialità, siamo disponibili ad avvicinarci alla poetica del pittore.
Le sue opere sono caratterizzate da uno studiato surrealismo concettuale (ma mai intellettualistico) che si manifesta costantemente, con coerenza nelle varie tematiche affrontate.
Queste tematiche hanno sempre una loro validità e attualità: come punto centrale è l’uomo, i suoi sentimenti, le sue passioni, i suoi sogni e le sue illusioni.
Per la sfera sentimentale segnaliamo a titolo di esempio i dipinti: “Turbamento”, “Solitudine”, “Amore c’è”; per l’inconscio “Sogni di farfalla”, “Sogno di infinito”.
Passando dall’individuale sentire ad una più ampia prospettiva, osserviamo che speranze e aspettative, fiducia e timore si manifestano, in particolare, nei dipinti “Terzo millennio”, “Utopia progressiva”, “Al di là del nostro orizzonte”.
Concetti e allegorie resi visibili dalla sua creatività (ad esempio il dipinto “Allegoria della morte”) completano il ventaglio dei suoi interessi.
Si tratta quindi di una pittura surrealista e concettuale, fortemente evidente anche nelle non molte nature morte, che Santamaria ha messo in atto disponendo di un ottimo disegno, di una forte capacità costruttiva e di una scelta meditata del colore, controllato con grande sicurezza. In questa ottica ci sembra particolarmente riuscito il dipinto “Luce dimenticata”.
In definitiva, l’autore riesce a caratterizzarsi con una personalità varia, poliedrica ma assai ben definita, dove le sue idee non hanno mai alcunché di astratto o concettoso, ma al contrario si realizzano, mediante un attentissimo equilibrio formale, in immagini di forte impatto emotivo. Quanto diciamo adesso non sembri contraddire quanto detto all’inizio: si tratta infatti di una pittura piacevole a guardarsi, esteticamente bella, ma indiscutibilmente colta.
Quando diciamo colta, non intendiamo solamente che nei suoi quadri si possono ritrovare molteplici, e varie ascendenze, anche se appartenenti più a un’area culturale ed estetica che ad altre: intendiamo pittura colta nel senso che vi affluisce tutto un gigantesco patrimonio di cultura umanistica che l’autore riesce a portarsi dietro senza dare minimamente l’idea che sia un peso. Uno dei pregi della sua pittura sta infatti proprio in questo: il pubblico più attento ne legge in controluce i vari livelli di interpretazione, mentre chi è meno smaliziato non può non sentirsi coinvolgere, anche a un livello più istintivo e meno cosciente, dalle atmosfere rarefatte, sobrie e circostanziate di Santamaria.
A questa grande profondità di ispirazione e alla varietà di pubblico cui Santamaria certamente può e deve piacere contribuisce senz’altro il fatto che l’armonia compositiva è costruita con superba eleganza e grandissima forza: il gioco dei volumi, la solidità delle strutture rimandano ad una tradizione classica ampiamente meditata, rielaborata personalmente e profondamente rivissuta. E quando parliamo di tradizione classica intendiamo anche quella letteraria, di cui Santamaria è grande cultore e dalla quale attinge per i suoi versi.
Di quest’altra attività parleremo altra volta: merita infatti ben più che un inciso.

Paolo Ragni

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