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Una prima
sensazione di profondo calore umano ti prende subito nell’osservare
i dipinti di Franco Santamaria.
Sono in primo luogo i colori caldi e pastosi, quasi messi lì apposta
per farti sentire a tuo agio, che ti invitano a fermarti, a
riflettere, ad entrare in sintonia con la personalità dell’artista.
Il primo "miracolo" è avvenuto; il feeling si è determinato; il
dialogo più intimo, allora, può avere inizio. Quasi inavvertitamente
ti trovi a girovagare per il complesso mondo onirico dell’autore,
che con sincerità e senza pudore ti squaderna sogni e paure,
frustrazioni e speranze, che, a ben riflettere, rappresentano
sentimenti e stati d’animo che non sono affatto lontani dalla tua
condizione esistenziale.
I temi della vita, dell’amore, della pace, della fraternità tra gli
uomini, sembrano dominare la pittura di Santamaria.
Proposti con mano sicura e sapiente abilità tecnica, ritornano quasi
con insistenza ossessiva, a significare che questi valori non sono
per l’autore fatti transeunti o semplice concessione a mode
passeggere, ma rappresentano parte costitutiva di un uomo che, anzi,
con la sua pittura sembra voglia sollecitare se stesso e noi tutti a
cimentarci, con sempre maggiore coerenza, con i molteplici aspetti
della moderna condizione umana.
La ricchezza di questo mondo interiore tende a colpire direttamente
gli ambiti più riposti del nostro io, costringendoci a mettere da
parte modi di agire stereotipati e di maniera, per dare voce,
invece, alla parte più nascosta e vera di noi stessi.
E’ quasi come se l’artista, con le sue provocazioni, volesse
accompagnarci in un viaggio lungo la nostra memoria, alla ricerca di
ciò che davvero siamo e/o vorremmo essere. E tutto ciò avviene
naturalmente, solo se lasciamo da parte per un attimo il mondo che
ci circonda, un mondo che, nella durezza e nella tragica "normalità"
della vita quotidiana ci appare un tutto compatto e immodificabile.
Santamaria, invece, vuole dirci che così non è: la realtà, con le
sue brutture e le sue amarezze, non è un dato a priori di fronte al
quale l’uomo non può far altro che rimanere passivo.
Nei suoi dipinti, allora, l’artista gioca con la realtà. Non
l’annulla, ma la frantuma e ce la presenta nelle sue parti più
significative, come pezzi di un immaginario puzzle che l’uomo è
chiamato a ricomporre, facendo leva sulla sua sensibilità e su
un’auspicabile ansia di riscatto.
Le mani che si protendono disperatamente alla ricerca di legami
forti e salutari, emblematicamente, testimoniano questa struggente
tensione ideale che anima tanta parte della produzione di
Santamaria.
Rappresentano, in definitiva, un atto di fiducia nelle risorse
razionali e spirituali dell’uomo ed al tempo stesso un messaggio di
speranza per ciascuno di noi, impegnato con affanno nella quotidiana
battaglia della vita.
Vittorio
Mazzone |