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FRANCO SANTAMARIA

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SE LA CATENA NON SI SPEZZA

 

 

Se la catena non si spezza” di Franco Santamaria
Sandro Montalto

 

Raccolta di racconti ispirata a reali fatti di cronaca, secondo la nota dell'autore solitamente dedicatari di "uno spazio più piccolo di una manchette pubblicitaria", ed ambientati in una zona d'Italia "nella sofferta incapacità di riscattarsi da sola" che l'autore conosce bene.
Racconti di forte impatto emotivo e dalla scrittura aspra seppur dotata di una sua eleganza derivante da una profonda dignità.
Il primo racconto è un esempio lampante di questa intensità. Un carbonaio che in atmosfere degne di un certo Sartre si ritrova in carcere ma finalmente libero da un lavoro che odiava, accusato di aver ucciso due persone con il fuoco, intavola un monologo in molti tratti quasi materico, tutto giocato sulla successione di momenti di impietosa e quasi masochistica lucidità ed episodi di panico, oppure di selvaggia ribellione e rivendicazione del proprio gesto. Con l'aggiunta di memorie che si incrociano e fondono, fino a visioni di vendetta e quasi dantesco contrappasso.
E così via, con una ricca tavolozza di situazioni e caratteri.
Potremmo citare l'olimpico scansafatiche ("Mi dici: ti do un milione, spostami quella pietra. Io, non solo non la sposto, la pietra, ma mi ritengo in un certo modo pure offeso") e impietoso autore di scherzi del secondo racconto, il quale contiene una preziosa divagazione sull'egoismo e l'effettiva inesistenza della moralità che porterà (con abile mossa) alla realizzazione pratica di un assassinio, vittima un uomo la cui colpa è di essere "scemo".
E a quanta letteratura questo racconto si accosta, non ultimo Dostoevskj la cui lezione si affaccia anche nel quarto racconto, il cui protagonista esalta con tenace dialettica la necessità per lui di dimostrare come sia stato capace di mettere in azione l'intelligenza, alzarsi "da questa melma", e che dopo mille proclami non trova di meglio da fare che litigare come un pazzo perché la gente gi ha tolto il titolo di "don" ("per lo meno mi distinguevo nel nome dagli altri contadini"). Fino alla giustificazione della depravazione, pur di sentirsi slegato dalle catene della morale, o meglio per illudersi di godere di una onnipotenza all'uomo irrimediabilmente negata, e che - questo ci dicono i racconti - egli in nessun modo saprebbe ben gestire.

Sandro Montalto
"Hebenon", Anno XII n.9, novembre 2007

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.