Convince
questa raccolta di racconti di Franco Santamaria, pittore e
scrittore di origine lucana che vive presso Napoli, molto noto sul
Web anche per la newsletter
Modul@zioni, che è un aggiornamento costante delle iniziative
proposte da vari soggetti sul Web. I suoi lavori di pittura e di
scrittura (poesia, narrativa) sono invece reperibili alla pagina web
www.modulazioni.it/.
Convince, dicevo per il suo stile asciutto, crudo e disincantato,
che ben si attaglia al contenuto di questi racconti. Santamaria
infatti narra la realtà di un meridione nascosto, sanguigno,
istintivo e a volte crudele, ma a suo modo innocente nella
disarmante logica della sopravvivenza, nell'inferno dove ai poveri
non è data speranza, dove la cattiveria subìta forgia i caratteri e
le personalità.
Santamaria dunque sceglie di narrare un orizzonte arcaico, il lato
del primordiale e dell'istintivo e lo fa emergere dalla ritualità
delle conven-zioni con gli strumenti tipici della prosa verista e
naturalistica, cioè con l'esposizione del fatti, senza quei giudizi
di valore ai quali spesso si abbandona uno scrittore nel narrare
vicende così crude. Certo, vi è anche l'indagine sulle motivazioni,
sulla psicologia, sulle cause che producono un comportamento o un
fenomeno, ma anche in questo caso non ci capi-ta di leggere una
specie di "diagnosi", ma fatti nudi e crudi dai quali è il lettore
stesso a desumere schemi motivazionali, psicologie dei personag-gi,
cause, retroscena socio-culturali, ecc.
Ed è con l'ultimo racconto, che tratta a mio modo di vedere in
termini molto realistici della psicologia del pedofilo (che è uomo
incapace di cre-scere, incapace di stabilire scambi col mondo se non
di potere, da una posizione egocentrica che non conosce il senso
della morale, sia pure istintiva - e anzi se ne meraviglia) che si
sviluppa e si concretizza questa ricerca che caratterizza il libro
con una precisa tematizzazione. L'autore arriva con i suoi strumenti
a descrivere l'essenza del male senza cattive-ria, perché la
cattiveria presuppone la coscienza e la scienza del male. Ci ricorda
molto certi passi di Nietsche (della Genealogia della morale
e dello Zarathustra).
Ed è dall'imo di questa condizione quasi beluina che il lettore si
interro-ga, si scruta, si pone la domanda inquietante: "che diritto
ho di giudicare, di credermi migliore di costui/costoro? Non è il
giudizio una forma di paura di guardare dentro se stessi e scoprire
che, tutto sommato, sono siamo poi così diversi da questi
personaggi?"
O forse siamo come loro ma soltanto più socializzati - nel bene e
nel male della socializzazione. Basta guardarsi intorno o scorrere
le pagine di cronaca di un qualsiasi quotidiano...
Di seguito inseriamo il primo racconto del libro, che è forse il più
breve (ma anche uno dei più diretti).
Il volume è edito da Bastogi, Foggia 2005, e presentato alla pagina
www.bastogi.it/lm_496.html
Gianmario Lucini
www.poiein.it