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I
racconti di questa preziosa raccolta dimostrano come il vero artista
sappia utilizzare qualunque materiale per dare corpo al proprio
disegno poetico. E quello di Santamaria è di offrire tramite vari
spaccati del passato una chiave di lettura del presente.
Il mondo descritto dall'autore può sembrare a volte marginale, per i
soggetti chiamati a interpretare le diverse storie e le
ambientazioni privilegiate, ma il lettore ne scopre presto il loro
valore di archetipo. Personaggi e vicende attingono direttamente
alla fonte dell'Universale e qui ritornano, in una sorta di
movimento circolare, lento e ineluttabile.
Come già la poesia, anche la prosa di Santamaria si offre quale
strumento di indagine e preparazione all'azione. Perchè il fine
ultimo dell'artista è di rappresentare voce di verità che si
contrappone all'avanzata, travolgente, di ignoranza e menzogna. E
allora acquista senso ricordare e tramandare perchè solo così
l'identità profonda non viene smarrita... identità, cioè valori ed
esperienze che rappresentano lo scheletro portante di ogni esistenza
autentica.
L'ossessiva ricerca dell'autentico è proprio una delle chiavi di
lettura dell'opera in prosa di Santamaria, del suo essere narratore
di razza. O meglio di una razza, quella degli scrittori di qualità,
che sa farsi interprete al meglio della "necessità" alla base
dell'atto di scrivere.
"Se la catena non si spezza" dimostra l'assunto per cui
l'uomo è destinato a consumare la propria esistenza sospeso in una
sorta di eterno presente, dove passato e futuro non sono che termini
di comodo, inventati in un certo senso, nel vano tentativo di
sfuggire alla responsabilità. Responsabilità, invece, che Santamaria
rivendica con orgoglio a fondamento della propria valenza artistica.
Un libro da tenere sul comodino.
Federico
Moro |