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FRANCO SANTAMARIA

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SE LA CATENA NON SI SPEZZA

 
 

 

Se la catena non si spezza” di Franco Santamaria
Enza Conti

 

Il volume di racconti “Se la catena non si spezza” di Franco Santamaria (scrittore, poeta e pittore) raggruppa quattro storie: Ero un carbonaio, Gli scherzi sono il mio mestiere, Se la catena non si spezza e Non sono come te. È il frutto di un lavoro certosino che l’Autore ha fatto nell’esaminare alcuni mali della società, di “quel male di vivere montaliano” di cui sembra proprio che l’uomo non riesca a liberarsi. Santamaria studia i suoi personaggi e non si limita semplicemente a raccontare la loro storia, perché il suo obiettivo è dare delle rispo-ste a quelle azioni spesso “insensate”.
Il linguaggio ben articolato e ricercato rafforza la localizzazione in cui si svolgono le vicende, descrivendone fatti e luoghi tanto che il non-detto, come forma d’implicito, diviene un’entità polisemica, dandoci quelle sfumature per poter cogliere alcuni aspetti del periodo storico in cui si svolgono. Nella narrazione molti personaggi ci riportano al pirandellismo, in quanto si tratta di un’opera che ben sottilinea una materia tutta umana che vede l’Io sentimento lottare contro l’Io razionale.
I personaggi di Santamaria sembrerebbero gente comune, gente che si incontra per la strada, invece ognuno porta con sé una storia diversa, triste e travagliata. Dietro il mestiere umile del carbonaio c’è l’uomo che soffre e lotta perché vuole riscattarsi da quel lavoro che gli ha indurito il carattere e il cuore, mentre nella rituale visita settimanale della signora Simpani, assieme al figlioletto, sulla tomba del marito troviamo l’espressione di un “rapporto-ossessivo”, che porterà la vedova alla perdita della visione del reale. In questo racconto dà voce con destrezza ai dialoghi interiori tra la donna e il marito, mentre il figlio assiste impo-tente a quella commedia, di cui la sua vita è parte. Ciò vale anche per i fiori che ornano la cappella, sempre uguali per specie e colore: rose e garofani rossi. Le prime ci riportano alla simbologia dell’amore e a quella cristiana del sangue del Cristo che soffre, i secondi alla speranza delle giovani in età di matrimonio. Quindi dolore e speranza, anche se quest’ultima è morta assieme a quell’uomo tanto amato e che giace in quella tomba, mentre il ricordo resta l’unica fioca speranza. “Ricordi la primavera, tutta nostra, lungo le sponde - magnolie, euca-lipti, salici e poi fiori, fiori di tutte le specie...?”.
Scrive nella prefazione Letizia Lanza: “… la parola narrativa di Santama-ria si disnoda consapevolmente realistica, benché non di rado invenata di squarci surreali e comunque for-temente allusivi. Il che vale in special modo per Se la catena non si spezza ove si consuma una sorta di alluci-nato riscatto dall’irrevocabilità della morte, tutto giocato tra suggestioni oniriche e patologia mentale”.
Si ha la sensazione che nella collocazione dei racconti all’interno del volume vi è un disegno ben definito da parte dell’Autore, tant’è che l’ultima storia sembra proprio la maglia d’unione della catena narrante, fornendoci gli elementi per una riflessione globale di tutta l’opera. La vita di Donato Bortillo, giovane che all’inizio vuole conquistare con un lavoro più redditizio una posizione nella fascia sociale, man mano si perde fino a cadere in uno dei gesti più disumani, l’abuso e la violenza su bambini.
Santamaria con una ricerca heideggeriana della lingua e psicologica esamina soprattutto il perché di determinate scelte di vita. E possiamo dire che è fondamentale per uno scrittore riuscire a trasformare il pensiero in sentimento ed è proprio questo che Santamaria è riuscito a fare, manifestando una vivissima ricerca segnata da un’innegabile fer-mezza morale e sociale sia per il carattere espressivo che per la capacità di tensione, nonché per la profondità delle tematiche trattate, in quanto sono la manifestazione di una conflittualità interiore vissuta da uomini che, “forse”, sono solo colpevoli di essere nati e di vivere in un contesto diverso da quello in cui avrebbero voluto.

Enza Conti
"Il Convivio, 26", luglio-settembre 2006 - www.ilconvivio.org

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
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