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Mi abbandono nella culla
del sole di primavera
e mi leviga
nella carezza
la brezza amorosa.
Tu mi carezzi e mi culli
con morbide mani, Marò.
Il velluto d'erba nana
e di frumento rigoglioso
si bacia con la magia
incantata dei fiori.
Ti bacio mille volte, Marò.
Colgo nei fossi
tessuti da foglie vivaci
teneri asparagi
che di odore di terra
m'intridono la mano,
segnata di sangue da spine.
Ti nutri con me
nel mio stesso piatto, Marò.
Liscio tra le frange delle macchie,
vogliosa di sole, una biscia
al primo risveglio dal sonno invernale.
Dall'ira tu mi salvi
e mi ridai il calore, Marò.
L'acqua dei fossi riverbera
barbagli d'oro,
dove i rospi specchiano
le branchie affannose
e si tuffano rigidi,
sminuzzando i raggi.
Tersa l'acqua, al mio fianco
felice ti miri, Marò.
Mi culla il sole
sugli steli della brina
e m'invola primavera
in un'età lontana.
Sul cuore mi hai scolpito
una parola, vaga Marò,
e tu non lo sai.
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