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Un pittore,
o un poeta, non può staccarsi dalla realtà per isolarsi in un mondo
che ha solo del fantastico e dell’invenzione.
Parlo del fantastico e dell’invenzione che distraggono dalla
riflessione sulla vera condizione umana e della natura, che è
aspirazione, tensione, sofferenza, dolore, spesso disperazione e
annullamento, modificazione sostanziale, come risultato di ambizioni
violente.
La pittura e la poesia sono forme nobilissime di linguaggio che,
sebbene con segni diversi, hanno l’obiettivo di comunicare con il
sentimento.
Per questo, ne deve derivare un’emozione positiva, nel senso di una
presa di coscienza e di una spinta (costruttiva) capace di far
risalire alle pure sorgenti, per realizzare un’ipotesi di felicità
ampia e duratura.
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L’arte non è un fatto personale o circoscritto, ma deve riguardare e
coinvolgere tutti.
La socialità dell’arte è nei contenuti espressi, dolorosi che siano.
Un quadro che raffiguri un paesaggio, un vaso di fiori o una natura
morta, comunica acriticamente e sterilmente; comunica un concetto di
"bello" troppo ingenuo e privo di forza costruttiva di una società
universale senza le angosce e le limitazioni odierne.
Un quadro che raffiguri l’uomo frustrato immerso in un ambiente
altrettanto frustrato, comunica emozioni ben più intense. Così che
il destinatario, protagonista egli stesso di uno stato di
frustrazione, è chiamato al dovere morale di operare per la
redenzione, possibile.
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Anche la poesia deve fondare la sua essenza sulla socialità,
attraverso la proiezione del reale. La presenza di un diffuso
concettualismo astratto determina il raffreddamento, se non la
morte, del concetto della socialità poetica.
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L’arte – in questo caso, pittura e poesia – dev’essere espressione
della realtà del creato, solo in apparenza trasfigurata mediante il
travaso delle condizioni d’essere da un elemento negli altri
elementi esistenti.
Esiste un’analogia profonda, che diventa identità nella sensibilità
del pittore e del poeta, tra i fenomeni della natura, che non
possono essere visti e considerati separatamente.
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Nell’arte, composizione cellulare e modalità di esecuzione del
comportamento non differiscono dall’uno all’altro elemento; così
come i presupposti della loro presenza nel creato: inizio, tempo di
trasformazione e fine.
Nella rappresentazione, pittorica o poetica, la figura, nella
pienezza della sua forma fisica, realizza solo un punto di
riferimento immediato e di aggancio con tutto il resto
dell’universo.
Figura è il visibile, ma, simbolicamente, anche il percepibile.
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Ciò che interessa è lo stato interiore, in quanto denuncia un uguale
e grave disagio dell’essere, nonostante talune apparenze diverse.
Il pianto dell’uomo che si sente privato della dignità è il pianto
dell’albero che sente le sue membra bruciare.
Il nudo, non solo umano, esprime meglio questa condizione senza
difesa.
Non è un destino sancito nell’atto della creazione, ma il risultato
di un’idea di dominio suggerita (a copertura) dalla presenza di un
serpente innocente.
Il ritorno è possibile. Doveroso.
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