|
Non so se
ancora si trovi una zolla
primitiva di seme, segreta tra celesti pervinche,
dalle vene che irrighino giuste dimensioni.
Anche se inverosimilmente,
nel ventre del labirinto visibile
il mostro divino costruisce strade di fiamme e di roccia marina,
per solitudini e termine delle vecchie vite;
sulle note dei tre gran sacerdoti
balla per ore mutazioni cellulari nuove.
Sulla terra che conosco i vulcani spandono lava
per pietrificare i fiori di ginestra,
i cubi di calce viva allungano le membra
per inghiottire gli ultimi
sogni degli astri nascenti.
|