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Al vento
che spinge sulle porte sordi motivi
zufolando
gli eucalipti piangono
con lacrime ancora verdi
la fragilità della propria resistenza,
brividi corrono come fili spinati
per le viscere
delle donne e degli infermi dimenticati.
Dalle montagne, dal taglio dei burroni
di lui udiamo l’eco metallica,
lo staffile infuocato
sui nostri passi e sulle nostre labbra,
la dispersione cruenta
di ali appena nate.
Solo ora si conosce la tristezza
di non aver sparso pollini
in ben difesi campi.
Soltanto, a difesa dal vortice
che a imbuto
s’innalza,
soltanto,
abbiamo attinto alla fonte blasfema
dei lamenti la nostra sopravvivenza,
uccelli che attendono l’alba dalla rugiada.
Nient’altro,
contro questo vento
che non è carezza di verde frumento
né bacio d’amore delle foglie.
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