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Torna tra veli crescenti in nero
su ala di roccia che solo conosce il vuoto.
In questa sera
vorrei stracciare un vecchio abito d’angoscia
per quel
fiore di lebbra aperto
sul volto della gente
che sugli aridi campi boccheggia.
Ma il cielo si gonfia in vento.
Incalzanti onde
si levano
in pianto di fanciulli che odorano di creta
di donne riverse su pietra di fiume che muore
di madri che mostrano appassiti seni
di cipressi e di eucalipti
in cerca di radici
- e la bestemmia d’una falce
lasciata cadere dalle mani,
arnese inutile ormai -
Mostri dalla giungente notte usciranno
a spegnere del tutto tutte queste voci.
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