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Il ritorno ai vecchi alberi
non più
odora di incenso e di sacre zagare.
Qui,
dove l’eco
sé rompeva in mille rivoli
fino all’origine
e la luce sé colorava di sole;
qui,
dove l’antico dio
fecondava semi di padri ancora vergini
e irrobustiva la forza dell’acciaio arante
nella ciclica malinconia dell’autunno;
qui
ardono nuvole
di piombo, di gas, di catene stringenti;
ardono vasti campi di pietra
e interi giorni;
arde il lamento del cucciolo senza
la mano paterna.
Qui,
niente e nessuno si leva in difesa.
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