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Dopo lungo silenzio,
in fuoco di spinosa attesa
“sto bene” mi dici;
anch’io “sto bene” dico,
e taccio
che mi strugge dentro febbre.
Attimo ch’è già esperienza
di abbattuta quercia.
Addio ancora una volta,
senza lacrime.
Torno a chiedere di te
alla mia valle
che sangue versa come acqua riccia.
Mi risponde singhiozzo di gufo
da perduto luogo, nero.
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